Marina Ceravolo
nata a Genova nel 1956, vive e lavora a Milano.
Marina inizia a produrre i primi lavori nel 1999, ispirata da un luogo, Cogoleto, nella riviera ligure, che per anni ha ospitato uno dei più grandi manicomi europei. Lì si respira un’energia creativa, deviata rispetto gli altri, ma coerente e ossessiva rispetto a se stessa.
Cogoleto e il mare continuano a tornare nei resti di una mareggiata, nei brandelli di pneumatici che diventano parapendii, motori arrugginiti, vasi di fiori, cartelli stradali comete: qualsiasi materiale può assumere, in altri contesti, altro significato.
Marina utilizza fili, stoffe, seta, nastri, perline, materiali molto femminili, ma anche cemento, ferro, acciaio, catrame, materiali molto maschili.
Far rivivere con altra dignità ciò che appare rifiuto, fondere il maschile e il femminile, sono le costanti delle sue tele.
I temi trattati sono ricordi, opinioni, sentimenti, derivati da una vita vissuta troppo velocemente, in una città senza pietà come Milano che mercifica tutto compreso i rapporti umani.
