La mostra

La pittura tutta è ri-uso, riutilizzo, reinvenzione, scoperta di nuovi significati e di nuovi mondi visivi, con alcuni scatti, certo, con alcune invenzioni assolute (penso, per esempio, a ‘Las Meninas’ di Velasquez), ma che poi sono stati copiati, ripensati, re-inventati, utilizzati e ri-utilizzati più volte nel corso dei secoli da artisti anche molto distanti tra loro e in diverse discipline.

Per Las Meninas, ad esempio, è evidente che Picasso anche a quel quadro pensava (e l’ha utilizzato e ri-utilizzato) quando dipinse, a più riprese, la sua serie de “L’artista e la modella”. E sempre allo stesso modello inevitabilmente ci si deve riferire per alcune fotografie di Newton dove anche il fotografo entra nelle immagini, immagine tra le immagini, soggetto tra i soggetti.

Ri-uso, ovviamente, è stata anche tutta l’arte povera degli anni sessanta, anche se in quel movimento, che certamente determinò uno scarto, un salto, anch’esso, nel normale fluire dell’arte, erano presenti anche (e soprattutto?) tutta una serie di idee e ‘portati’ della cultura anti capitalista di quegli anni, dell’idea di una riscoperta di valori e di cose che il mondo sembrava voler dimenticare. Penso ai legni, agli attrezzi, alle sedie assunti ad arte, con uno spostamento di senso molto forte rispetto ai canoni dell’epoca. Eppure a rifletterci un poco, a fermarsi e a ripensare molte di quelle cose erano a loro volta figliastri e nipoti di un certo dadaismo e, in chiave strettamente bi-dimensionale, dei collage e delle invenzioni dei maestri del primo novecento.

Quella che si propone oggi è una riflessione su tutto questo. Su questo procedere dell’arte a scatti certo, ma senza perdere il proprio passato, di questo continuare ad esplorare e a ripensare, a ri-utilizzare, ognuno nella direzione che meglio crede, il patrimonio di cose, idee, immagini che ci ha preceduto.

Così qui troviamo esposte opere che da un lato si propongono nel forte spostamento di senso della reinvenzione immaginifica di cose comuni, oggetti, pizzi, merletti, quasi che i colori, una nuova coloritura, l’apposizione di un rosso o di un giallo, la composizione dell’immagine, possano cambiare completamente il significato di ciò che noi usiamo ogni giorno, senza con questo perderne tutta la potenza evocativa, senza che questo ne comprometta il senso originale, ma solo aggiunga, completi, sposti, re-inventi la nostra percezione della cosa e, dall’altro, quadri e fotografie che utilizzano le cose, la natura, distrutta, cambiata, ri-utilizzata, per esprimere meglio altro, dell’altro, sentimenti, idee, passioni, ironia, cambi di senso; immagini, insomma, che ai canoni tradizionali aggiungono materiali o punti di vista che ne completino il senso, che ne aiutino la comprensione, che, per certi versi, esprimano sia da un punto di vista tattile che ideale la ruvidità, la malinconia, la sorpresa, lo stupore, il dolore, la pena, la densità psicologica e innovativa del rappresentato.

E ancora: si espongono qui, da un lato, diversi modi di utilizzare la pittura in sé, di esporre i risultati della propria riflessione pittorica, di una riflessione che a partire dall’informale ritorna e fugge al e dal figurativo, evocando immagini, persone, cose e poi travolgendoli e mutandoli nell’inondazione di colori e di luce, quadri, così presentati, che se fossero tirati, inquadrettati, incorniciati sarebbero solo “quadri”, ma che come qui esposti diventano pittura che fluttua, si muove, tele, cotone colorato, tende fiorite di pittura, di colori, di denso pensiero e mestiere dell’arte e sull’arte; e dall’altro, intimi pensieri e continua riflessione sul mondo dell’iconografia attuale, della pubblicità, delle scritte, delle piccole cose, dei gridi senza senso, degli annunci, di quei brevi sussulti che emergono dal profondo, ancora una volta, ri-pensati ed esposti per ciò che essi sono intimamente, per ciò che esse ricordano ed evocano, più che per quel che di loro appare, cosicché anche la disposizione, la “scenografia”, la messa in scena dei quadri, la loro sequenza, il loro inseguirsi è essa stessa pittura, racconto, re-invenzione, ri-utilizzo dello spazio per dirsi, per comunicare, per dirci di noi e del mondo nel quale viviamo.

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