Caterina Morelli
nata a Terni nel 1976, vive e lavora a Bologna.
L’arte fatta con oggetti comuni, quotidiano che diventa eccezionale nella sensibilità di Caterina. Sono quadri, in questo caso, che prendono a soggetto le piccole cose che usiamo tutti i giorni, dal letto, su cui Caterina ha realizzato tutta una serie di tele, fino alla caffettiera, la sedia o il ventilatore, oggetti simbolo di una cultura “popolare” nel senso più ampio. In esse si vedono nel quotidiano i segni della vita, del passaggio dell’uomo, dei ricordi di sensazioni e avvenimenti trattenuti dalla stoffa della poltrona, dal legno del tavolo, dalle staffe di un armadio. I ricordi, i sentimenti, le abitudini, nella sua visione restano intrappolati negli oggetti, che sulla tela mantengono una forte fisicità, quasi vi fossero impressi in rilievo, concreti come nella realtà, dallo sguardo della giovane donna.
Un’arte che la stessa Caterina considera molto, pur precisando di preferire personalmente opere che, come accade spesso con gli artisti uomini, diano vita a un concetto di penetrazione, di “taglio” nei tessuti, nei materiali usati per la creazione.
Il minimale e delicato traspare con chiarezza come stile suo proprio con una pittura paradossalmente tanto umana quanto più priva, come spesso le accade, di soggetto antropomorfo.
Questo a dispetto del segno violento e spesso “impreciso” della matita, del colore ad olio che spesso tracima sul quadro, aspetto pittorico di un’artista Naif (nel senso letterale di “selvaggia”) e al tempo stesso dotata di innata delicatezza.
La parte più preziosa del lavoro di Caterina sta però nelle scelte su tecnica e materiale, in particolare l’utilizzo del ricamo come parola, lontano dall’intento artigianale, che conferisce ai quadri quella fisicità di cui sopra, trasformando il filo di seta nel “filo” di tutta una poetica, specie se lo si aggiunge a scelte come l’utilizzo di stoffa per biancheria intima per la costruzione della tela stessa.
Un’arte di ostentata sensualità che, attraverso il piccolo e per così dire “banale”, ci apre una finestra sulla nostra stessa sensibilità, su quanta importanza nella vita di tutti possano avere quegli oggetti che solitamente diamo per scontati, inanimati, e invece spesso rappresentano la “memoria storica” dei nostri ricordi più importanti, degli amori e odii, delle risate e le lacrime di tutti noi. (Filippo Pala)
